giovedì, 14 maggio 2009

shit happens

la merda succede. capita. ooooooooooh yes.
succede che il comune di venaria decide di dare lo spazio esattamente di fronte al tuo negozio alla libreria del la stampa per mettere uno stand di libri tascabili scontati nei giorni della fuckin' festa delle rose.che se vogliono farti chiudere possono dirtelo, no? mica te lo devono far arrivare con messaggi subliminali.
tu chiami. ti rimbalzano da un ufficio all'altro. non riesci ad avere mezza risposta decente se non il numero di telefono di un tizio che si rivelerà poi a conti fatti un insulso maneggione che non è nuovo a imprese del genere. dicheno.
ti dicono che si parlerà di una collaborazione, che non so proprio quale possa essere, visto che ad oggi (giovedì) nessuno si è fatto vivo, la festa delle rose è sabato e hanno già montato il mostro.e ti viene una gran stanchezza. che qua non è che si voglia sempre fare retorica. ma uno fa già fatica da solo senza bisogno che gli remino contro dai piani alti.il fatto è che c'è un discorso enorme, dietro a tutto ciò.
facciamo politica?
famola.
tutte le volte che una persona sceglie la grande distribuzione spinto dal miraggio dello sconto, si fotte. perchè le case editrici, che sono poi quelle che stanno dietro, che posseggono la grande distribuzione, alzano il prezzo del libro in maniera innaturale (22 euro per un romanzo mondadori? maddài!) in modo da poterlo rivendere scontato al 30% e guadagnarci sopra esattamente quello che vogliono.
su quelli che compra la piccola libreria, che ha uno sconto del 30% che è poi uno sconto lurido, da cui togliere spese bancarie, spese di fattura, spese per la buonanima di nonna pina, di fatto uno sconto del 25% se va bene, l'editore guadagna ancora di più.
che poi non so neanche perchè scrivo queste cose. sono sotto gli occhi di tutti. forse perchè sono stufa di parlare solo di sentimenti e struggimenti morali ed etiche estetiche giovanili, quando qua mi stanno fottendo l'esistenza. letteralmente.
io non sono un'economista nè una top manager, penso che sia anche abbastanza lapalissiano, e so che c'è la crisi perchè oltre a viverla siulla mia pelle e leggere i titoli di city e metro vedo i vecchietti ravanare nei resti del mercato a fine giornata per riuscire a portare qualcosa in tavola. e non è per fare buonismo deamicisiano, ma di fatto siamo tutti nella merda e poi ci ritroviamo a fare finta di essere tutti fichi con la macchina nuova e i gadget elettronici. stiamo andando dal culo. io sto andando dal culo, checchè chiuda gli occhi e mi faccia le mise coi vestiti di ungaro su polyvore.
e non mi resta che sfogarmi così. sprecando parole che sono solo l'ennesimo lamento funebre di una vita che, fra tutte quelle possibili che avevo, va sempre più alla deriva per i cazzi suoi, e non è sempre e solo colpa mia. buona parte sicuramente sì, che se ero furba mi impiegavo alle poste a 18 anni. ma tant'è.
non ricordo più dove l'ho letto, ma vi lascio con queste parole di saggezza.

quand'è che il futuro è passato dall'essere una promessa all'essere una minaccia?
(chuck p. in invisible monsters, credo)

postato da: JessicaBenton alle ore 15:23 | link | commenti (2)
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martedì, 12 maggio 2009

che poi alla fine

chi se ne frega di chi si fa i cazzi miei?
a parte che nessuno se li fa. quelli che se li fanno mi guardano in faccia e chiedono, hanno mica bisogno di splinder.
gli altri se ne fottono. credo. ragionevolmente immagino.
che blog privato mi sa tanto di cosa che uuuuh, ooooh, cazzo mai ci sarà scritto.
niente, ci sarà scritto. uno sofgo di nervoso against scassi, bom.
che qua non abbiamo segreti di stato. abbiamo solo piccole verità noiosissime, uguali identiche a milioni di altre.
quindi sprivatizziamo e via.
e via a giocare a restaurant city, che dà più assuefazione quello dell'eroina...

postato da: JessicaBenton alle ore 09:43 | link | commenti (1)
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giovedì, 23 aprile 2009

grazie a dio sono atea

forse nella vita sapere esattamente che cosa vuoi ti aiuta.
per quanto possa essere discutibile, dico. non è che possiamo volere tutti la pace nel mondo.
forse nella vita un tot di quadratura, di nazismo intellettuale, di rigidità in prospettiva ti aiuta.
quando non sai che cosa chiedere. quando non sai che cosa cercare. perchè non sai che cosa vuoi, o almeno, non lo sai esattamente.
perchè hai già capito che la sola cosa che serve per essere non dico accontentate ma almeno un cicinnin cagate dagli altri è presentare una domanda in carta bollata, scritta a caratteri abbastanza grandi e leggibili, possibilmente in pennarello, possibilmente sotto forma di schema elementare, di misura variabile ma sicuramente non inferiore al metro, muovendo eventuali reclami solo se specifici e ampiamente documentati ed esponendo sinteticamente rischieste inappellabili.
che di fatto, nessuno farà mai niente solo perchè immagina possa farti piacere, nè rinuncerà a qualcosa se immagina che ti possa ferire. la gente non immagina. fatti, non pugnette.
è che per adeguarsi alla meravigliosa sensibilità dei rapporti, una deve sapere che cosa vuole. saperlo esattamente. no saperlo un po', cazzo vuol dire un po'?
poi non è che se chiedi esattamente quello che vuoi sei sicura ottenerlo, eh. però almeno non ti rimesti in questo pantano esistenziale, che io vorrei non vorrei ma se vuoi , va bene lucione ma sticazzi, benton, sparati!

dedicated to: per le persone facili, che non hanno dubbi mai, per la nostra corona di stelle e di spine, e la nostra paura del buio e della fantasia.

e chi mi conosce lo sa, quando cito 'sto tizio son cazzi amari.

postato da: JessicaBenton alle ore 13:30 | link | commenti (1)
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giovedì, 05 marzo 2009

ma anche no

a volte penso che noi non siamo niente.
con i nostri status, i nostri sentimenti dai bordi ripiegati come lenzuolini, le nostre "certezze di polistirolo" (sto citando).
a volte mi attanaglia questo senso di vuoto cosmico, la vertigine di dire che nessuno di noi vale un cazzo, conta un cazzo.
attaccati come vongole al quel poco che sappiamo degli altri. che nel momento in cui ci viene  a mancare, guai.
che cosa sappiamo di questi giorni, dei nostri amori, dei sorrisi e dei baratri? quante volte abbiamo smesso di ascoltare, perchè non ci conveniva sapere tutto, fino in fondo, faceva male, dava fastidio, non corrispondeva alle nostre forme di biscotti, era inutile come un lecca lecca gusto cazzo (sto citando di nuovo, stavolta senza virgolette perchè sono un'artista).
vampirizziamo la nostra autostima per essere all'altezza di quello che ci piacerebbe che gli altri dicessero di noi. e con tutto questo sforzo da formichina, non arriviamo ad essere altro che la fotocopia di quello che ci sta di fianco.
lo sapete perchè sono così critica nei confronti dell'umanità?
sono incazzata con infostrada, porc dieu!

postato da: JessicaBenton alle ore 16:45 | link | commenti
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mercoledì, 25 febbraio 2009

mini me

piccole cose che finiscono.
che non è che finiscano davvero, eh.
è solo uno sbriciolarsi di situazioni che ormai torneranno solo in forma diversa.
adesso devo trovarmi qualcos'altro da aspettare. e resistere alla tentazione di correre al brico e pittare di rosa chewingum tutto quanto (mi ricordo qualcuno, a voi no?).
voglio buttare quelle orripilanti tendine bianche. voglio buttare quasi tutto, in realtà.
voglio uno spazio solo mio che ovunque ti giri c'è la benton.
il fatto è che se butto le tendine, poi prima che ne metta altre sai quanto tempo passa?
e va beh, in fondo cazzo mene?

postato da: JessicaBenton alle ore 11:29 | link | commenti (1)
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martedì, 10 febbraio 2009

when the game gets hard

è sempre più difficile trovare qualcosa da dire che non sia lo status di facebook.

beatrina va a comprare lo yogurt.
beatrina legge ventimila leghe sotto i mari.
beatrina guarda fuori dalla finestra i passanti che passano.
beatrina piange e si dispera.
beatrina fa cose e vede gente.
beatrina si gratta il culo.

alla fine, chissene.
guardo la gente in giro e mi sembra che si preoccupi di più di fare le foto in serata per metterle su facebook e fare vedere che si è divertita che non di divertirsi sul serio.
ah, il decadimento morale dei costumi. o tempora o mores. bella padellata di luoghi comuni anche qui.
quattro ovvietà pronte da scongelare in padella e ci sentiamo subito sagaci.

beatrina riflette sui casi della vita.
beatrina condanna il deboscio dell'età moderna.
beatrina ride sotto i baffi di questa manica di sfigati con le scarpe sbagliate.
beatrina fa sfoggio della sua mente brillante.

la verità è che beatrina sta per compiere 29 anni e non gliene fotte un cazzo di quasi tutto quello che non è la sua torta glassata rosa, la gonna da mettere alla festa, le persone che le faranno gli auguri e se la coccoleranno come se fosse la regina del mondo, dei regali che riceverà etc etc.
e delle foto che farà e metterà su facebook per fare vedere quanto si è divertita, ovviamente.
beatrina è la perfetta figlia di gomma della sua generazione di plastica del mondo mattel in cui viviamo.
e ci sguazza come un crinet nella mota.

postato da: JessicaBenton alle ore 10:35 | link | commenti
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mercoledì, 17 dicembre 2008

whattafucccka

"Stavo cercando un libro. strade sterrate del piemonte. può farmelo avere per natale?"
no.
"senta, mi hanno chiesto un libro sul restauro dei pistoni della vespa. non è che ce l'ha o me lo fa avere per natale?"
no.
"io devo fare un regalo a un bambino appassionato di ornitorinchi. non è che ha un libro con protagonista un ornitorinco? che costi poco eh però".
no.
"guardi io una volta qua avevo comprato un libro di preghiere che aveva in copertina una madonna del santuario di paderno dugnano con introduzione di don pierangelo maccaluso, non è che ce l'ha ancora che io il mio l'ho perso?"
no.
ma porca di quella vacca  troia, non potete regalare il libro di zafon, augias, littizzetto o lucarelli come fanno in tutte le altre cazzo di cittadine d'italia?
che io non sarò la fnac, ma mi sa che qua stiamo esagerando un cicinin.

postato da: JessicaBenton alle ore 11:40 | link | commenti (9)
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martedì, 02 dicembre 2008

lil' miss grown up

crescere è quando anzichè prendere a schiaffi qualcuno lo ignori.
è rendersi conto di quello che ci si aspetta da te e cercare di farlo, per stanchezza, per amore, per orgoglio o anche solo per l'anima di sto gran cazzo.
crescere è sapere che qualcuno non tornerà. che qualcuno non vuole tornare neanche solo a farti un sorriso e dirti ciao come stai. è rendersi conto di essere dimenticabile.
è quando al mattino prendi tutto il tuo cattivo umore e ne fai una pallina piccola piccola che schiacci sotto la lingua e cerchi di mandare giù.
è quando dici lascia stare, non ha importanza, anche se invece è importante, ma semplicemente non è qualcosa che puoi cambiare, non è qualcosa per cui vale la pena prendersela. mentre invece quando sei giovane vale sempre la pena di prendersela e lottare per tutto.
crescere è non illudersi. è non avere voglia di dire a qualcuno che ti ha fatto male. è seppellire i tuoi morti con silenzio e dignità. è seppellire qualcosa di te con silenzio e dignità sapendo che ben pochi se ne accorgeranno.
crescere è dimenticare. o fare finta di.

certo, eravamo giovani
eravamo arroganti
eravamo ridicoli,
eravamo eccessivi,
eravamo avventati,
eravamo sciocchi.
ma avevamo ragione.

a. hoffman

postato da: JessicaBenton alle ore 14:12 | link | commenti (2)
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sabato, 22 novembre 2008

olympia

when i went to school.
alla fine non cambia mai un cazzo. dalla seconda elementare in poi, dico. che alla fine il modo di impostare i meccanismi che regolano i rapporti umani è identico a sè stesso a sette anni come a cinquanta. come a ventotto.
che certe cose tu, cara la mia pupattola dal cuore di bambola, non potrai permettertele mai.
e come ti diceva tuo papà quando dicevi, ma gli altri lo fanno, beh, same old story, tu non sei gli altri.
tu soprattutto non sei le altre.
e alla fine ti sentirai sempre inadeguata a certe situazioni. ti sembrerà sempre di non aver agito con sufficiente freddezza e distacco. avrai sempre voglia di urlare con la tua bocca rossa e spaccare la testa a qualcuno.
we look the same, we talk the same, we even fuck the same.
e alla fine tutto questo è così mortificante che bevi perfino il caffè dolce nel tentativo di trovare una consolazione da qualche parte.
l'unica cosa che conta, alla fine, è che silly girls don't wear boots. and have lovely noses. e che alla fine di sicuro non tutti, ma qualcuna, incondizionatamente, capirà.

postato da: JessicaBenton alle ore 10:48 | link | commenti (1)
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venerdì, 07 novembre 2008

cronache di artissima

di fatto vorrei che chi paga il riscaldamento al lingotto pagasse anche il mio perchè una temperatura così tropicale non la sentivo dall'estate del 2001 in cui avevo deciso che dovevo fare jogging e sono andata in iperventilazione sulla ghiaia della tesoriera.
premettendo che io sono un'ignorante e che se mi trovassi dietro il fantasma di picasso con una maglietta con su scritto "ciao sono pablo picasso" lo guarderei con disinteresse pioi esclamerei "minghia! fica la tee!".
di tutto quello che ho visto mi è rimasto - e ho molto amato - il termometrone gigante con dentro il pesce rosso, batman che spunta dal muro con le stigmate (per me restava cmq un cucchiaino), un paio di quadri pop, il muro coi fiori nelle latte dei pelati...va beh poi altre cose, sì in effetti mi sono piaciute.
è che il problema è quando vedi due specchi da trucco dell'ikea con in mezzo una candela che ti viene la certezza che ti stiano prendendo per il culo.
però le inevitabili conclusioni delle wigged twins sono sempre di stampo gossipparo - estetico più che artistico ovvero:
  • tra le artiste spopola lo stivale molle e l'occhiale alla jarvis cocker e il malvagio tronchetto alla aieie brazof
  • noi non abbiamo capito niente dalla vita e ci ostiniamo a lavorare per l'amore di sta cippa
  • la videoarte non ha senso di esistere
  • se sei un'artista femmina puoi avere la ruga ma non la coscia grossa
  • gli artisti maschi sono francamente orrendi e hanno tutti l'aria di essere appena usciti da una discarica del belize
  • spinge un casino la tetta pushuppata altezza sterno
  • sbattersi per avere uno sputicchio di moet chandon in calice di plastica è veramente il ground zero dell'amor proprio
  • alla fine la parte più divertente delle mostre è sempre quando fai shopping al bookstore
  • se anche quest'anno mi prendevo la transenna del parcheggio in testa (op. cit. artissima 2007) l'anno prossimo diventavo completamente ritardata e poi mi piazzavano come installazione umana all'ingresso del parcheggio con elegante caschetto di ghisa
per il resto che vi devo dire?
il mio primo pensiero cosciente dopo il caffè è stato che se qualcuno si permette certe cose nei miei confronti è perchè evidentemente può permetterselo perchè evidentemente le mie scelte hanno dimostrato che non valgo un cazzo worldwide. come direbbe qualche altra bionda pubblicamente umiliata, now i've made my bed i'll die in it.
raramente sono stata di umore così schifoso.
cheers.

postato da: JessicaBenton alle ore 10:36 | link | commenti
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