che si muore in piccoli pezzi secondo me.
l'attimo in cui il sistema va in tilt e smetti di respirare è solo la botta finale, quella in cui la gente se ne accorge.
e succede a tutti, non a noi che siamo particolarmente sensibili o chissà che.
quello che secondo me è sopravvalutato è il concetto di sopravvivere. di resistere. e lo dice una che è sempre stata attaccata coi denti alle cose, a tutte le cose, a tutte le persone.
a un certo punto bisognerebbe aprire le mani e lasciar perdere. smetterla di affannarsi.
la cosa brutta è qaundo sai che mentre crolli tirerai giù persone che come unico peccato mortale hanno commesso quello di credere in te. pessima idea.
mi dispiace, mi dispiace tanto. non sono riuscita a essere meglio di così.
un titolo vale l'altro. una parola vale l'altra.
è difficile crederci, questa è l'amara verità. ogni volta che la vita ti sbatte in faccia che non hai fatto abbastanza.
non siamo bambini del biafra con grappoli di mosche agli angoli degli occhi, quindi staimo allegri e teniamoci su, che tutto è risolvibile. ma ci sono momenti in cui guardi la realtà e pensi, cristo, che sfacelo.
che ci fa una ragazza carina come me in un posto come questo?
vorrei gridare, ci avevate promesso qualcosa di diverso! ci avevate insegnato qualcosa di diverso! nessuno ha mantenuto le promesse. nemmeno io, del resto.
vengono qua a comprare undici euro di libro come se io fossi il buon vecchio scrooge che lucra sulla povertà degli altri.
io prima o poi dovrò smetterla di odiare la gente. o di sperare in calamità natrali che mi sollevino dalla responsabilità del provarci.
per intanto guardo fisse le mie punte dei piedi cercando di non pensare a quello che c'è davanti, dietro, tutto intorno.
si può anche disabituarsi e riabituarsi velocissima all'idea di scrivere un post.
che non aggiungerà nè toglierà niente al mondo come lo conosciamo, ma del resto, quandomai.
progettare vacanze guato giovinezza, su e giù per le strade di brighton. giusto per dire, non è che quest'anno al mare non ci vado, ma magari non è proprio il mare che uno si aspetterebbe. eppure sono felice ed entusiasta come non mi capitava da...boh?
un po' perchè glisso la prova costume (non dai, non è vero. sì, un po' sì. glisso anche l'eritema, la protezione 40, i capelli stopposi.che il mare è fichisismo, ma mica sempre facile). un po' per quelle cose lì, l'aceto sulle patatine, i negozi, la birra a tutte le ore, il sole che va e viene, l'immenso cielo, proprio come quando avevamo 14 anni.
il problema di prenotare un mese prima come fanno le persone civili e come io non ho mai fatto da che ho coscienza del fatto che le vacanze vanno prenotate, è che adesso non so come minchia farmelo passare un mese, senza andare fuori di testa. e senza fare il conto dei minuti.
ci vorrebbe un manuale di ordinaria amministrazione per teste di cazzo.
meno male che domani sera andiamo a sentire i gossip, và.
la merda succede. capita. ooooooooooh yes.
succede che il comune di venaria decide di dare lo spazio esattamente di fronte al tuo negozio alla libreria del la stampa per mettere uno stand di libri tascabili scontati nei giorni della fuckin' festa delle rose.che se vogliono farti chiudere possono dirtelo, no? mica te lo devono far arrivare con messaggi subliminali.
tu chiami. ti rimbalzano da un ufficio all'altro. non riesci ad avere mezza risposta decente se non il numero di telefono di un tizio che si rivelerà poi a conti fatti un insulso maneggione che non è nuovo a imprese del genere. dicheno.
ti dicono che si parlerà di una collaborazione, che non so proprio quale possa essere, visto che ad oggi (giovedì) nessuno si è fatto vivo, la festa delle rose è sabato e hanno già montato il mostro.e ti viene una gran stanchezza. che qua non è che si voglia sempre fare retorica. ma uno fa già fatica da solo senza bisogno che gli remino contro dai piani alti.il fatto è che c'è un discorso enorme, dietro a tutto ciò.
facciamo politica?
famola.
tutte le volte che una persona sceglie la grande distribuzione spinto dal miraggio dello sconto, si fotte. perchè le case editrici, che sono poi quelle che stanno dietro, che posseggono la grande distribuzione, alzano il prezzo del libro in maniera innaturale (22 euro per un romanzo mondadori? maddài!) in modo da poterlo rivendere scontato al 30% e guadagnarci sopra esattamente quello che vogliono.
su quelli che compra la piccola libreria, che ha uno sconto del 30% che è poi uno sconto lurido, da cui togliere spese bancarie, spese di fattura, spese per la buonanima di nonna pina, di fatto uno sconto del 25% se va bene, l'editore guadagna ancora di più.
che poi non so neanche perchè scrivo queste cose. sono sotto gli occhi di tutti. forse perchè sono stufa di parlare solo di sentimenti e struggimenti morali ed etiche estetiche giovanili, quando qua mi stanno fottendo l'esistenza. letteralmente.
io non sono un'economista nè una top manager, penso che sia anche abbastanza lapalissiano, e so che c'è la crisi perchè oltre a viverla siulla mia pelle e leggere i titoli di city e metro vedo i vecchietti ravanare nei resti del mercato a fine giornata per riuscire a portare qualcosa in tavola. e non è per fare buonismo deamicisiano, ma di fatto siamo tutti nella merda e poi ci ritroviamo a fare finta di essere tutti fichi con la macchina nuova e i gadget elettronici. stiamo andando dal culo. io sto andando dal culo, checchè chiuda gli occhi e mi faccia le mise coi vestiti di ungaro su polyvore.
e non mi resta che sfogarmi così. sprecando parole che sono solo l'ennesimo lamento funebre di una vita che, fra tutte quelle possibili che avevo, va sempre più alla deriva per i cazzi suoi, e non è sempre e solo colpa mia. buona parte sicuramente sì, che se ero furba mi impiegavo alle poste a 18 anni. ma tant'è.
non ricordo più dove l'ho letto, ma vi lascio con queste parole di saggezza.
quand'è che il futuro è passato dall'essere una promessa all'essere una minaccia?
(chuck p. in invisible monsters, credo)
chi se ne frega di chi si fa i cazzi miei?
a parte che nessuno se li fa. quelli che se li fanno mi guardano in faccia e chiedono, hanno mica bisogno di splinder.
gli altri se ne fottono. credo. ragionevolmente immagino.
che blog privato mi sa tanto di cosa che uuuuh, ooooh, cazzo mai ci sarà scritto.
niente, ci sarà scritto. uno sofgo di nervoso against scassi, bom.
che qua non abbiamo segreti di stato. abbiamo solo piccole verità noiosissime, uguali identiche a milioni di altre.
quindi sprivatizziamo e via.
e via a giocare a restaurant city, che dà più assuefazione quello dell'eroina...
forse nella vita sapere esattamente che cosa vuoi ti aiuta.
per quanto possa essere discutibile, dico. non è che possiamo volere tutti la pace nel mondo.
forse nella vita un tot di quadratura, di nazismo intellettuale, di rigidità in prospettiva ti aiuta.
quando non sai che cosa chiedere. quando non sai che cosa cercare. perchè non sai che cosa vuoi, o almeno, non lo sai esattamente.
perchè hai già capito che la sola cosa che serve per essere non dico accontentate ma almeno un cicinnin cagate dagli altri è presentare una domanda in carta bollata, scritta a caratteri abbastanza grandi e leggibili, possibilmente in pennarello, possibilmente sotto forma di schema elementare, di misura variabile ma sicuramente non inferiore al metro, muovendo eventuali reclami solo se specifici e ampiamente documentati ed esponendo sinteticamente rischieste inappellabili.
che di fatto, nessuno farà mai niente solo perchè immagina possa farti piacere, nè rinuncerà a qualcosa se immagina che ti possa ferire. la gente non immagina. fatti, non pugnette.
è che per adeguarsi alla meravigliosa sensibilità dei rapporti, una deve sapere che cosa vuole. saperlo esattamente. no saperlo un po', cazzo vuol dire un po'?
poi non è che se chiedi esattamente quello che vuoi sei sicura ottenerlo, eh. però almeno non ti rimesti in questo pantano esistenziale, che io vorrei non vorrei ma se vuoi , va bene lucione ma sticazzi, benton, sparati!
dedicated to: per le persone facili, che non hanno dubbi mai, per la nostra corona di stelle e di spine, e la nostra paura del buio e della fantasia.
e chi mi conosce lo sa, quando cito 'sto tizio son cazzi amari.
a volte penso che noi non siamo niente.
con i nostri status, i nostri sentimenti dai bordi ripiegati come lenzuolini, le nostre "certezze di polistirolo" (sto citando).
a volte mi attanaglia questo senso di vuoto cosmico, la vertigine di dire che nessuno di noi vale un cazzo, conta un cazzo.
attaccati come vongole al quel poco che sappiamo degli altri. che nel momento in cui ci viene a mancare, guai.
che cosa sappiamo di questi giorni, dei nostri amori, dei sorrisi e dei baratri? quante volte abbiamo smesso di ascoltare, perchè non ci conveniva sapere tutto, fino in fondo, faceva male, dava fastidio, non corrispondeva alle nostre forme di biscotti, era inutile come un lecca lecca gusto cazzo (sto citando di nuovo, stavolta senza virgolette perchè sono un'artista).
vampirizziamo la nostra autostima per essere all'altezza di quello che ci piacerebbe che gli altri dicessero di noi. e con tutto questo sforzo da formichina, non arriviamo ad essere altro che la fotocopia di quello che ci sta di fianco.
lo sapete perchè sono così critica nei confronti dell'umanità?
sono incazzata con infostrada, porc dieu!
piccole cose che finiscono.
che non è che finiscano
davvero, eh.
è solo uno sbriciolarsi di situazioni che ormai torneranno solo in forma diversa.
adesso devo trovarmi qualcos'altro da aspettare. e resistere alla tentazione di correre al brico e pittare di rosa chewingum tutto quanto (mi ricordo
qualcuno, a voi no?).
voglio buttare quelle orripilanti tendine bianche. voglio buttare quasi tutto, in realtà.
voglio uno spazio solo mio che ovunque ti giri c'è la benton.
il fatto è che se butto le tendine, poi prima che ne metta altre sai quanto tempo passa?
e va beh, in fondo cazzo mene?
è sempre più difficile trovare qualcosa da dire che non sia lo status di facebook.
beatrina va a comprare lo yogurt.
beatrina legge ventimila leghe sotto i mari.
beatrina guarda fuori dalla finestra i passanti che passano.
beatrina piange e si dispera.
beatrina fa cose e vede gente.
beatrina si gratta il culo.
alla fine, chissene.
guardo la gente in giro e mi sembra che si preoccupi di più di fare le foto in serata per metterle su facebook e fare vedere che si è divertita che non di divertirsi sul serio.
ah, il decadimento morale dei costumi. o tempora o mores. bella padellata di luoghi comuni anche qui.
quattro ovvietà pronte da scongelare in padella e ci sentiamo subito sagaci.
beatrina riflette sui casi della vita.
beatrina condanna il deboscio dell'età moderna.
beatrina ride sotto i baffi di questa manica di sfigati con le scarpe sbagliate.
beatrina fa sfoggio della sua mente brillante.
la verità è che beatrina sta per compiere 29 anni e non gliene fotte un cazzo di quasi tutto quello che non è la sua torta glassata rosa, la gonna da mettere alla festa, le persone che le faranno gli auguri e se la coccoleranno come se fosse la regina del mondo, dei regali che riceverà etc etc.
e delle foto che farà e metterà su facebook per fare vedere quanto si è divertita, ovviamente.
beatrina è la perfetta figlia di gomma della sua generazione di plastica del mondo mattel in cui viviamo.
e ci sguazza come un crinet nella mota.
"Stavo cercando un libro. strade sterrate del piemonte. può farmelo avere per natale?"
no.
"senta, mi hanno chiesto un libro sul restauro dei pistoni della vespa. non è che ce l'ha o me lo fa avere per natale?"
no.
"io devo fare un regalo a un bambino appassionato di ornitorinchi. non è che ha un libro con protagonista un ornitorinco? che costi poco eh però".
no.
"guardi io una volta qua avevo comprato un libro di preghiere che aveva in copertina una madonna del santuario di paderno dugnano con introduzione di don pierangelo maccaluso, non è che ce l'ha ancora che io il mio l'ho perso?"
no.
ma porca di quella vacca troia, non potete regalare il libro di zafon, augias, littizzetto o lucarelli come fanno in tutte le altre cazzo di cittadine d'italia?
che io non sarò la fnac, ma mi sa che qua stiamo esagerando un cicinin.
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