Oggi ho comprato un paio di magliette togliendomi lo sfizio di uno shopping primaverile sotto un cielo plumbeo che prometteva pioggia in una giornata di auto pari.
mi ha servito una ragazza che aveva nel viso qualcosa di lana di boys don't cry. non che le assomigliasse, non si può dire. aveva solo quel qualcosa nello sguardo, quella sorta di rassegnazione dolce, triste e in qualche modo attraente. qualcosa che le dava bellezza al di là del fatto che i suoi capelli fossero del colore sbagliato, o del trucco azzardato, o forse proprio in virtù di questi dettagli dissonanti che le mettevano in risalto quello sguardo straniante. lo sguardo bello di una ragazza che riordinava magliette di bassa qualità su un appendino e intanto avrebbe potuto essere cenerentola. non è facile da spiegare. la guardavo e la trovavo bella, così, come a volte ti colpiscono certi quadri di artisti minori, che non hai nessun motivo per apprezzare se non perchè ti smuovono qualcosa dentro. non mi ricordo la sua faccia. mi ricordo solo la sensazione di aver avuto davanti agli occhi qualcosa di speciale, qualcosa che la rendeva diversa, e che fose nessuno oltre a me ha mai notato. la immagino davanti a uno specchio che usa bistro nero senza neanche rendersi conto di quello a cui dà risalto. qualcosa di prezioso e disarmante. e il sorriso un po' mesto, ma sereno. dolente e sereno. sempre che queste parole vogliano dire qualcosa.
Lui mi dice sempre che ogni ventotto giorni le cellule del mio corpo si sono completamente rinnovate. vita nuova. un taglio al passato. e via.
io penso che questo da un lato sia consolante. però ci sono le famose cellule cerebrali che col cazzo che si rigenerano. oggi, per caso, mi sono trovata a guardare dritto in faccia un periodo della mia vita che cerco più che mai di seppellire come fanno i gatti con la cacca (sono animali puliti, i gatti). bam, una mazzata. perchè mi sono resa conto che era proprio così, come non me lo volevo ricordare. e io ero proprio quella, stupida così, cieca così. un'idiota fatta e finita. vorrei raccontare tutta la storia, ma è lunghissima. davvero. è una storia fatta di ottomila gesti minuscoli che uno dopo l'altro mi destrutturavano e mi facevano male, mille tagli da carta, che sembrano stronzate e però bruciano. e non ci posso fare niente. è lì, è quella cicatrice, perchè anche se le mie cellule si sono ormai rinnovate da ben più di ventotto giorni, è rimasta una specie di roba, che cerco di cancellare con il fondotinta. perchè mi dà fastidio, perchè vorrei dire, attenzione! non ero io quella. e invece no. ero io eccome. fanculo.
e allora? allora non so. so che vorrei tante risposte ma c'è solo una persona al mondo che potrebbe darmele e preferirei mangiare una merda piuttosto che parlargli. anche se forse dirle, quelle fottute cose, sarebbe molto più salutare che mangiare una merda. e però non sarebbe salutare ascoltare ancora una volta quanto schifo può fare una persona e quanto schifo possono fare due persone che si peggiorano vicendevolmente in una spirale di comportamenti autistici, malati. che poi io almeno ci mettevo l'amore, inutile quanto vuoi, ma ci provavo, insomma. lui, non si è mai capito.
allora lo so come va a finire. riseppellisco questa pallina di cacca. toh. non si vede quasi più. e mi affido al rinnovamento delle cellule. nessuno ha visto niente, giusto?
abbandono il blog per un po' e i commenti diventano luogo di equivoci a sfondo boccaccesco: bravi! pazienza, che ce devo fà, sarà il rosa puerco che ispira.
in effetti sono rimasta indietro. dovrei almeno postare le foto dei SED live. almeno dovrei. ma mi sento molle, come mi capita ogni tanto. in queste giornate che mi sembrano quasi di primavera se non fosse che il vento ghiaccia il culo.
e poi oggi ho visto mia nonna, e mi ha dato un libretto di stampa casalinga, dove ci sono le memorie di una sua cognata che ha vissuto un po' in africa, e tornando sul 55 farcito di gente me le leggevo, queste storie di iene che ti vengono a ululare fuori dalla porta di casa, e di bambine nate in campo di concentramento, e pensavo a questa signora che è un po' una mia zia di millesimo grado, ma non me la ricordo, l'ho vista pochissime volte, l'hanno seppellita solo ieri in un cimitero fuori città e mia nonna ha detto che c'era un sacco di gente, anche la figlia di tom ponzi, perchè lo zio era un investigatore, dice la nonna, e così è venuta anche lei, e io leggo su un pullmann affollato e si mischiano investigatori degli anni 50 e servitori negri dell'africa lontana, e in mezzo a tutto la morte (la morte! nel bel mezzo della mia festa! come osa?) e quest'immaginazione retrò.
poi arrivo a casa e mia madre dice mi sono finita di guardare uccelli di rovo ed era proprio tanto che non piangevo così alla fine di un film, è davvero bellissimo, lei si sente soddisfatta dopo essersi puppata 600 minuti di dvd con inserti extra, aver pianto l'anima, e poi si siede a tavola e mangia la zuppa del casale come se niente fosse.
aggiornamento: a grande (?) richiesta giungono parte delle foto del concerto. per vederle cliccate sulla bambolina che fino a poco tempo fa era solo la locandina. colonna a destra l'ultima in basso. bravi, proprio lì. il fotografo ufficiale è picod, indipercui se c'è qualcosa che non va delego l'intera responsabilità a lui...
ed è così, per caso, che proprio il giorno prima del tuo ventesimo compleanno la noti. la ruga fottuta sotto l'occhio. sono cose a cui non puoi fare a meno di pensare. che il tempo scorre. e un anno è andato, unico e irripetibile nel bene e nel male. e poi pensi che da qua in poi è tutto declino.
però io, adesso lo so, mi sono proprio fermata a venti. e non me ne sento uno di più. e quindi questa cosa che i calendari imperterriti se ne fottono, mi fa proprio girare i coglioni.
e allora festeggiamo e invitiamo trenta persone a casa e sarà un gran giorno. perchè è inutile fare finta di niente, giusto? e tutti mi diranno che tanto sono ancora una bambina, il trucco è frequentare prevalentemente persone nate prima di te.
e basta.
e stasera concerto epocale e chi se lo perde cazzi suoi.
io questa cosa di torino 2006 proprio l'ho odiata. proprio, tuttora, la detesto.
perchè io abito su corso francia, e chi conosce torino lo sa che cosa vuol dire. vuol dire che ogni volta che una ruspa fa una scorreggetta, io sento le fondamenta del condominio che vacillano, e questo accade circa ogni minuto in media.
io la sera posso prendere la macchina per uscire, ma c'è sempre l'incognita del ritorno. quano torno forse sarò costretta a mettermi la macchina nel culo, perchè hanno tolto tutti gli spazi per parcheggiare. ne avranno lasciati una dozzina. una dozzina di parcheggi su due isolati con almeno venti condominii di cui in media ognuno ha sette piani. e poi, di questi tempi, anche il gatto di casa ha la sua macchina, se no, poverino, come si fa. il che è anche vero, perchè io, povera stronza che di solito uso il pullmann, devo calcolare un tempo di percorrenza che può variare sullo stesso tragitto da mezz'ora ad un'ora e mezza, se per caso quel mattino un assessore alla viabilità si è svegliato e ha deciso di aprire un cantiere di ottomila metri quadrati per piantare un'aiuola di gerani, che, poveri fiori, tra una settimana saranno grigi e agonizzanti con in mano un cartellino su cui c'è scritto pietà.
a me delle olimpiadi del duemilasei non poteva sbattere un cazzo di meno. potevano farle a pork corner, in north dakota, ma anche a varazze, liguria, o a sajnkkiwjkiavikkij, finlandia. cazzi loro.
ma perchè qui, a torino? perchè proprio qua? perchè? perchè? perchè?
Spett.le Miss Sixty,
mi chiamo Jessica Benton, sono una ragazza di 25 anni, abito a Torino. Compro spesso vostri prodotti, e devo dire che finora mi sono sempre trovata bene.
ho però commesso un tragico errore acquistando un paio di stivali della vostra collezione invernale 2004/2005 (finora mi ero sempre limitata ai capi d'abbigliamento), un modello in pelle nera con fibbie e interni rossi. attualmente, uno di questi stivali è inservibile perchè la cerniera si è incastrata nella linguetta di pelle che dovrebbe proteggere la calza dalla cerniera. non è la prima volta che mi succede, perchè probabilmente la linguetta è troppo larga, ma questa volta non riesco assolutamente a disincastrarla. ci ho provato in vari modi, con il risultato che lo stivale, pressochè nuovo, risulta rovinato in più punti, e, soprattutto, non ho risolto il mio problema.
mi rendo conto che comprando un prodotto miss sixty compro soprattutto un articolo di design, ma speravo anche (beata ingenuità) nella qualità del prodotto che proponete, nella sua vestibilità, in un certo senso all'utilizzo pratico che se ne può fare (in fondo, mettersi gli stivali non dovrebbe essere una lunga operazione in cui bisogna stare assolutamente attenti a non incastrare la cerniera nella linguetta, pena l'inutilizzo perenne della calzatura, e la possibilità di doverla rimuovere chirurgicamente oppure magari andare avanti con uno stivale mezzo aperto e mezzo chiuso per il resto dei miei giorni). che dire? mi sono sbagliata.
mi rendo conto che questa mia passerà assolutamente inosservata, forse non sarà neppure letta, ma, in qualche modo, volevo esprimere le mie rimostranze direttamente alla casa produttrice (ho pensato di recarmi al punto vendita, ma loro che cosa possono farci? non è una responsabilità che spetta a chi vende, casomai a chi produce un articolo difettoso). ho speso più di cento euro per un paio di stivali perfettamente inutili. li porterò dal calzolaio e forse dovrò spenderne altri cinquanta, e credo che non ne valga la pena.
certa è una cosa: mi interessava un altro paio di stivali, sempre miss sixty, però questa volta penso proprio che non correrò il rischio.
grazie per il tempo dedicatomi.
cordialmente (per quanto le circostanze lo permettono),
JessicaB.
Si accettano scommesse. io la mail gliel'ho mandata. secondo me se ne fottono. secondo voi?
| Figli di un dio maggiore |
| 4 febbraio 2005 |
Il concorso della Regione Piemonte riservato in esclusiva a portaborse e parenti dei politici locali è una notizia di rilevante interesse scientifico, essendo la Nepopartitocrazia un nuovo modello di fecondazione assistita, frutto della fusione fra il clientelismo del sangue e quello delle tessere. In un'ideale hit parade della disillusione, inserirei solo al quarto posto la faccia tosta dei potenti, che nei comizi esaltano i benefici della flessibilità, ma si guardano bene dal praticarla sui loro cari, per i quali continuano a preferire la monotona rigidità del posto fisso. Al terzo metterei la rozzezza dei nuovi sistemi: democristiani e socialcomunisti indicevano i medesimi concorsi, però avevano cura di aprirli formalmente anche agli esterni. ha detto tutto e bene lui. non mi sembra il caso di aggiungere niente. e poi giuro che la politica di merda non entrerà mai più in questo blog. |
questa è la locandina che avevo fatto io per i SED e che è stata giudicata un po' troppo pucci pucci. come dar loro torto? in fondo suonano bands di maschioni puzzolenti e cattivi. però la posto qua, chè non c'è luogo migliore per una kitchata girlish.

poi magari divento noiosa. poi magari rudie non mi parla più perchè ho cambiato di nuovo. ma forse questo va meglio. non lo so. sarà che sto ascoltando tre cretini in radio e allora non ragiono bene, divento cretina per osmosi.
allora ditemelo. fa cagare? sì? no? dovrei buttarmi più sui contenuti? dovrei smetterla con queste cazzate?
intanto ingrandisco il font, per salvaguardare gli occhietti belli di ale.