ci sono cose nella vita che non si possono spiegare.
allora. io vado in palestra. irregolarmente. a giorni alterni è un'espressione forte. in orari strani. a volte alle dieci del mattino di giovedì a volte alle sei del pomeriggio di lunedì a volte sabato mattina a volte non ci vado per dieci giorni a volte mi viene il trip e ci vado un casino. se rendo l'idea.
nella mia palestra c'è la sauna degli uomini e la sauna delle donne. meglio così perchè i clamorosi varicoceli del bagno turco a volte mi lasciano interdetta, più per la disinvoltura con la quale vengono esternati che per altro. ci sono slip davanti ai quali anche fantozzi esiterebbe. ma va bè.
io ogni tanto vado in sauna. diciamo tre volte su cinque. e, ripeto, a orari diversi e in giorni casuali.
nella sauna c'è una tizia che è lì sempre. non esagero. sempre. è lì quando arrivo ed è lì quando esco. al mattino, al pomeriggio, di sera e di mattina e all'ora di pranzo. se non parlasse a raffica penserei che è morta in sauna e si sono dimenticati di rimuoverla.
è una tizia su sessant'anni magra come un chiodo e abbronzatissima. abbronzata forse dalla lampadina della sauna, oppure la notte dorme in un solarium, non so.
sta lì nuda e grondante e parla a raffica. fa tutto lei. non la si può mai contraddire. è la regina della sauna. attorno ha una corte di dame intercambiabili rigorosamente sovrappeso. se una è andata dal dottore e ha fatto un'ora di coda, lei ci è andata e ne ha fatte due. se una è andata al mercato, lei ha fatto il tour di tutti i mercati della città per comprare un mazzo di sedano. se una è andata all'ikea, lei ha preso un volo diretto pe la svezia e ha dato un'occhiata alla fabbrica.
ma quando cazzo le fa tutte queste cose se è sempre lì dentro?
comunque oggi una signora le raccontava che ha comprato un servizo. diciotto pendole. acciaio idox. 290 euro. e ci hanno regalato anche il servizio di piaddi. col bordo d'oro. sei piani sei fondi e sei piccoli. e i galici, da vino acqua e spumante e sei grandi da degustazione. e una radio bella bella drasparende che sembra spaziale. e il microoonde. e la drapunda con la federa (o fodera, l'ha detto due volte in entrambi i modi e quindi non s'è capito) blu e oro. e la lavasdoviglie.
davanti ad un simile bendidio adenoideo, anche la regina della sauna ha dovuto tacere.
in casa mia ben pochi hanno un concetto di alimentazione normale. io meno di tutti. ma la nonna soprattutto.
la nonna mi ha sempre inculcato l'idea che a casa sua potevo mangiare qualsiasi cosa e a qualsiasi ora. potevo saltare il pranzo e mangiare un gelato alle due. potevo mangiare i capelli d'angelo con il concentrato di pomodoro ma anche peperoni crudi e pane integrale e bere crodino a pranzo.
se le avessi chiesto il bollito per merenda non avrebbe avuto alcuna difficoltà a darmelo. così come si poteva cenare con ovomaltina e savoiardi.
mia nonna è per la libertà gastronomica. una delle prime volte che sono andata a trovarla con diego era pomeriggio. gli ha chiesto se voleva il caffè, dei creackers, biscotti, un calippo o delle cotolette di pollo. qualsiasi cosa ci sia in casa, te la offre.
tra le cose che ho mangiato più spesso dall nonna, soprattutto a merenda ma anche no, ci sono:
la sua alimentazione, invece, è basata prevalentemente sulla maionese. la mette ovunque. chili e chili di maionese. in mancanza di meglio, pranza a grissini e maionese. insalata e maionese. fette biscottate e maionese.
io voglio molto bene a mia nonna.
era quasi estate e tu abitavi ancora nell'altra casa, la casa da cui guardavi i treni passare, e li ascoltavi la notte cullandoti nel loro fragore, era consolante, il rumore lontano, la linea dell'orizzonte tagliata dalla ferrovia. ti sedevi lì con la portafinestra aperta e sognavi cose di cui non conoscevi il nome, sognavi e scrivevi orribili raccontini sentimentali e ascoltavi la musica e pensavi che presto gli esami sarebbero finiti e c'era tutta un'estate lì a portata di mano, bastava tenere duro ancora un po'.
e ti chiedi come possa stasera l'aria avere lo stesso odore di allora, e portarsi diero le stesse promesse, anche se tutto è cambiato, e tu non sei più quella e i treni continuano a passare ma lontano dai tuoi occhi, anche se il loro rumore ti è rimasto a scandire le notti come un battito, ti chiedi com'è possibile che alla fine questa strana felicità abbia sempre lo stesso sapore, inatteso e familiare e sacro, e vorresti solo una cosa, che non puoi avere, adesso in questo momento, il treno che ti passa davanti e ti saluta con il suo rumore di ferro e progresso, e tu che lo guardi scomparire, è così stupido, avere nostalgia dei treni, ma quando questo sapore ti prende alla gola è quello che ti viene in mente, il treno che passa, e il rumore, e il balcone di pietra nera della casa di tanto tempo fa.
ci pensavo in una di queste giornate spese a guardare vecchi video dei guns n' roses. a parte che axl rose è stato il mio primo amore, ma questo ormai lo sanno anche i muri.
steven adler. essere cacciato dai guns n' roses per problemi di droga è come essere cacciato dal vaticano per eccesso di cristianità.
perchè poi con l'aria dolce di una primavera che torna sentimentale come al solito mi verrebbe voglia di mille cose.
leggere garcìa marquez e stupirmi come ogni volta. un libro che parla della nostalgia per tutte le vite che non abbiamo vissuto. o almeno, questo è quello che mi ha raccontato. leggere i diari di sylvia plath stare sveglia troppo a lungo la sera per finirli, e addormentarsi con l'incertezza, cos'ho capito, di quelle pagine, e di quelle poesie, niente, probabilmente, quando certe cose sono troppo grosse forse non puoi capirle. quando quel dolore e quella passione non li hai provati, devi prenderne atto e guardarli da lontano con struggimento e fatica, la fatica fatta per proseguire di pagina in pagina quando ogni singola parola suscitava echi che andavano al di là di te.
ho smesso di guardare avanti. rinotti, ce l'ho fatta! è che adesso vorrei tutto qua e subito e le persone le cose il mare le vacanze lenzuola stese nel vento concerti bambine paffutelle andare a comprare il pane e il latte e le cene e gli aperitivi bevuti sul ciglio del corso con una sigaretta in bocca ubriaca marcia e scopaiola. e invece ci va ancora tempo. uffa.
dal momento che ieri mi sono prodotta nella realizzazione di questi all american cookies e il risultato è stato soddisfacente.. impegnatevi!
ingredienti:
sciogliere e mescolare burro e cacao in un pentolino a fuoco basso. quando il composto è ben amalgamato, togliere dal fuoco. unire le uova sbattute, lo zucchero, la farina, la vaniglia, le noci e il sale. mescolare bene.
ungere bene una teglia di 8*10 cm e infornare a 180° per 35 minuti. tagliare il tutto con un coltello imburrato in rettangolini di circa 5*6 cm. servire freddi. attenzione a non cuocere troppo o andrà persa la consistenza leggermente gommosa tipica dei biscotti brownies.
e sappiate che se ce l'ho fatta io ce la può fare chiunque.
ps- e comunque non è stato facile tradurre in grammi e centimetri le once e i pollici del libro originale di ricette americane..e vogliamo parlare anche dei gradi farenheit, kelvin o checcazz è?
prendere il trentasei tutte le mattine e vedere sempre la stessa gente tra cui un vecchio pazzo che sale alla prima di collegno e scende all'ultima di cascine vica e per venti minuti si siede al fondo dell'autobus e fa le voci. tipo la voce di paperino o il vocione da orco o i suoni da cartone animato. ha un cappello con il paraorecchie in similpelle marrone e una camicia a scacchi da grungettone anni 90. mi chiedo sempre se va a lavorare, e puntualmente mi domando chi cazzo glielo dà un lavoro a uno così. poi magari invece scende dal trentasei e si cambia in una cabina come clark kent ed esce impeccabile manager ageé in giacca e cravatta dai modi misurati. o anche no, magari si presenta solo tutte le mattine ai servizi sociali. tra l'altro mi rendo conto della faccenda solo adesso che scrivo..matto..collegno..tutto torna.
e poi sono andata all'oviesse e ho comprato tre mutande flower - power. che poi io sono la tipa meno f-p del mondo, però questo è l'anno in cui bisogna prendere da sienna miller e dal suo look retrò, quindi non rompete. mi butto sull'intimo che almeno non si vede.
e poi ho letto in un libro questa frase e non sono riuscita a darmi una risposta decente.
quand'è che il futuro è passato dall'essere una promessa ad essere una minaccia?
si accettano risposte valide.
per il resto tutto bene. poca voglia di bloggare ma grossa verve nella vita reale. è così che vanno le cose, sometimes.