essendo che gli ultimi post sono abbastanza strazianti in questo lunedì travestito da domenica ho deciso di dare una specie di piccola mano di rosa perchè comunque nonostante tutto sono allegra ed è giusto e bello e la vita è mille cose. banalità di repertorio.
dopo serate passate con gente pheega (che tra l'altro mi ha trasmesso questa sorta di sindrome dismorfo-sintattica per cui adesso scriverò cose che se non capite dovete leggerle a voce alta con la pronuncia anglofona e tutto sarà più chiaro) mangiando e bevendo per un totale di calorie ingerite:peso di un ippopotamo adulto=liquidi scolati:laghetto dove il suddetto ippopotamo sguazza (costante di Lardell-Luppolen), insomma, c'è stato Lord Quarzaton, Garrone in versione gay pride, la voce fuoricampo dell'istituto luce, la toscanità di Kid Diamond e il cuscus con suino (oltraggio all'islamismo) della Patatuina..insomma, tutta una serie di cose che non starò a spiegare perchè comunque non farebbero ridere, però sono stati giorni pieni di stupidità ed energia.
e dopo aver scoperto in che cosa si è scisso Batman (se vi interessa ve lo farò sapere), posso ritenermi soddisfatta.
tutto questo è criptico, vero? anzi, creepteeco. però sono felice. ecco. anzi. phaeleece.
entri e prendi posto nella navata laterale di sinistra. una bambina che piange. cazzo non si portano i bambini ai funerali.
madonna in plexiglass. che riflette la luce, che è poca.
poi c'è la capa del coro, la vecchia in cappotto marròn che le intona tutte e si lancia anche in speciali assoli.
dio mi pento e mi dolgo dei miei peccati. e tu hai chiesto perdono per i tuoi, dio? hai mai chiesto scusa a qualche fottuto qualcuno?
siamo qui riuniti per celebrare la morte del nostro fratello. non dimentichiamo che gesù è morto per noi.
e poi era natale, e c'era giusto la messa che ti separava dalle vacanze, l'ultima fatica scolastica prima della libertà, quella messa. catholic girls rule. e poi eri anche stata scelta per portare l'offertorio. un gesù di ceramica che temevi ti sfuggisse dalle mani, notoriamente di merda, che ti sono state fornite alla nascita. e camminavi e le scarpine blu facevano rumore sul pavimento lucido e hai chiesto a gesù di non cadere, oh ti prego ti prego, gesù, non cadere, sarebbe stata un'umiliazione troppo grossa per una bambina di sette anni, e lui ti ha esaudito ed è rimasto lì sospeso un millimetro sopra la superficie sudata delle tue manine, appena appena, perchè la gente non subodorasse il vostro intimo accordo. grazie gesù.
e poi il prete benedice la bara e tu ti giri dall'altra parte perchè non vuoi vedere. non vuoi pensare che in quella robaccia c'è una persona. ti viene il soffocamento, ti viene.
signore non son degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola e io sarò salvato.
che forse i preti alla terza messa della giornata sono ubriachi. forse è per questo che dicono tante cazzate.
oh dio, ti prego, ti prego, non esistere, ti prego. non voglio credere che questa sia la tua volontà, perchè se questa è la tua volontà allora mi fai schifo, e quindi ti prego, non esistere, ti supplico.
al cimitero c'è un gatto bianco e nero che si rotola sulla ghiaia e tu lo chiami micio micio ma lui non ti caga e se ne va per i fatti suoi.
quando muoio vi prego non mettetemi lì dentro, ok? piuttosto buttatemi in una discarica che mi degustino i ratti.
io non lo sapevo che al loculo ci fanno un muro di mattoni.
mi dispiace, mi dispiace tanto.
nel cortile c'era questa statua di un angelo che teneva in braccio un bambino. si chiamava riccardino ed era un bambino che era morto giocando, proprio lì. si era impiccato cercando di scavalcare il cancello o qualcosa del genere. gesù, io adesso vado a giocare che è l'intervallo, e forse farò anche una di quelle cose che le suore ci dicono di non fare come andare a recuperare la palla dal rosaio calpestando tutto, lo so che non si fa gesù, ma tu non uccidermi, ti prego, gesù, non farmi morire. non voglio che mettano la mia statua in giardino e poi magari i ragazzini più grandi mi prendono in giro per l'eternità. non voglio diventare come riccardino, gesù.
e poi era tutto finito e sono arrivata a casa di sara e c'era l'umile contadino della vigna del signore che si pavoneggiava in tivù.
habemus papam. e così sia.
grazie a tutti per tutto. purtroppo in questo momento non posso rispondervi come vorrei.
una delle mie migliori amiche ha perso suo papà e adesso è lei l'unica cosa che conta. anche se in momenti come questi ti chiedi se la tua presenza possa davvero servire a qualcosa o sia solo un modo egoistico per sentirti utile. non lo so, e forse non lo saprò mai.
sabato ho pensato che la pioggia interminabile rendesse tutto ancora peggiore. ma oggi, con tutto questo sole e l'aria di primavera che ritorna, mi chiedo se forse vedere la vita così bella intorno a te non renda le cose ancora più crudeli e incomprensibili.
*perchè la vita è un brivido che vola via*
adesso è il momento difficile. quello in cui tutto quello che sapevi non serve a niente.
era tutto normale, tutto come al solito. poi da un attimo all'altro niente sarà mai più come prima. e niente ti aveva preparata, a tutto questo.
adesso vorrei accompagnarti nei nostri giorni di sole. sulla riva di qul mare a cui si arrivava scendendo giù fra le pietre, verso il blu. o a quelle strade di acciottolato caldo sotto alle nostre ciabattine. o a quell'autostrada immensa, quando mi hai detto, e se non tornassimo mai più? e io ho sorriso e ho detto va bene. e poi ci siamo fermate all'autogrill a mangiare nutella e grissini e a comprare la cassetta di stupido hotel. che siamo scese in reggiseno e c'era il convegno di motocliclisti e poi abbiamo riso per due ore. due stupide.
quelle risate, quella gioia, sono le cose che vorrei portarti adesso. vorrei tenerle in una mano come perle, e farti sentire il loro calore. è a questo che devi aggrapparti, alla certezza che nonostante tutto ci sarà ancora gioia, ancora futuro e risate e senso di eternità. anche se la morte, la malattia ha cambiato tutto per sempre, noi potremo ancora essere felici. noi saremo ancora vive, io e te. che andavamo in altalena sotto la pioggia poco prima che la scuola finisse. che tornavamo da ballare e parlavamo d'amore e rabbia e cazzate e ci fermavamo a mangiare gli hot dog dal lurido. lou reed, te lo ricordi?
non dimenticare, mia bimba. non dimenticare tutte le cose meravigliose che abbiamo fatto, perchè le faremo ancora. c'è tantissima roba che ci aspetta, laggiù.
adesso è il momento più difficile. prendi la mia mano e stringila forte. e quando tornerà il sole, non dimenticarti di aprirla, perchè si riscaldi. non dimenticarti del sole. non dimenticarti della felicità.
svegliarsi un mattino e scoprire che al posto delle vie respiratorie hai due canaletti striminziti che secernono muco. vestirti con canottiera (sì, d'accordo, una roba un po' figa in microfibra nera, che però nemmeno così può camuffare il suo significato inequivocabile di maglietta della salute), maglia a maniche lunghe e maglione. e jeans pesanti, e stivali con sotto calzettone antistupro.
e sciarpa di lana che garrulamente avevi canforato la settimana scorsa, per passare ad una ben più svolazzosa pashmina (cinque euro al mercato, ma doveva essere vera), la ripeschi dalle profondità dei cassetti, e morta lì. ti ungi ben bene le labbra di labello milk&honey.
e poi vai di fazzoletti tempo, in confezioni multiple, di quelle che comprano le famiglie con ventisette bambini e invece voi siete solo in tre, a casa, e tuo papà è un nostalgico del fazzoletto di cotone, niente cellulosa morbida per lui.
e vai a lavoro e sentiti dire otto miliardi di volte "ma come sei raffreddata! hai preso freddo eh nel weekend!", e alla fine della mattinata sembra che tu abbia passato la notte fra sabato e domenica a esibirti in una danza del ventre in costume adamitico in mezzo al quadrilatero romano, mentre invece, no, cazzo, è vero, sei rimasta un po' più a lungo fuori al freddo a chiacchierare con vale, però cazzo, c'era anche il capt lì con te, e lui sta bene, mai stato meglio.
e tu volevi salutarlo con un bacetto, stamattina, e lui ti ha detto, no, dài, che mi attacchi il raffreddore, e io stasera devo cantare. snobbata in virtù di un pidocchioso concertucolo al manhattan.
sei proprio un pirla, manicangini.
undici anni fa ero una pischelletta grungettona e moriva kurt cobain e io me lo ricorderò sempre dov'ero e poi aveva lasciato una bambina bionda e tutti dicevano è una tragedia ma anche era un drogato, cosa peraltro vera, e l'ha ammazzato courtney love e poi andavamo in giro con lacrime nere disegnate sotto agli occhi per esprimere il nostro lutto e io avevo chiesto alla professoressa se potevamo farci un tema e lei aveva detto no e io tenevo tutta la notte le candele accese, casomai avesse voluto trovare la strada di una casa in cui certo sarebbe stato ben accolto, e camminavo lungo il cavalcavia di corso regina con in utero a manetta dentro al walkman e scrivevo poesie orrende ed era tutta una grande truffa quella del rock'n'roll che poi ti portava a spararti un colpo in testa a ventisette anni e mi chiedevo che cosa sarebbe stato di tutti noi con le nostre t-shirt stampate play it loud wear it proud e poi c'era stato il funerale colto a spezzoni da mtv che allora trasmetteva poche ore su rete a tutto in inglese e mrs whore love leggeva rauca tra i singhiozzi e diceva, tell him it's an asshole, c'mon tell him, e tutti tra i singhiozzi gliel'hanno detto, asshole. e io ho registrato tutto questo sotto il sole di un aprile che sembrava destinato a non finire mai e c'era la sua faccia dappertutto. e oggi non ho sentito nessuno farne cenno, nessuno.
ormai sei storia, baby.
ho scoperto che sono praticamente l'unica donna al mondo a non aver visto almeno uno scorcio di papa morto in tivù. è che ci ho avuto molto da fare e non ho visto neanche un posto al sole, in questi giorni.
sto dando ripetizioni a casi eclatanti di adolescenza. ormoni antropomorfi che si disinteressano platealmente sia della battaglia di cheronea che dell'utilizzo del verbo in forma -ing. allo scadere dell'ora schizzano in piedi capovolgendo la sedia. poi non è che abbiano un cazzo da fare, anzi, mi terrebbero lì due ore a raccontarmi delle loro compagne di classe e del torneo di tennis. ma a quel punto sono io che avrei anche voglia di andarmene a casa.
i preadolescenti, maschi, producono sudore in quantità industriali e non possono esimersi dal morsicare il bianchetto finchè non esplode. in alcuni casi hanno occhiali le cui lenti piene di ditate alla mortadella velano lo sguardo, anzichè neutralizzare la miopia. raccontano barzellette dementi e arrossiscono quando li bacio prima di andare via. hanno grossi piedi in cui spesso inciampano e guance incandescenti senza ombra di pelo. non avrei mai pensato di poter arrivare ad affezionarmi a queste strane forme di vita. e invece.
comunque continua a piovviginare.
but some day a real rain will fall and wash all this scum off the streets.