volevo solo prendere il sole perchè da sempre sono bianca come una morta. e invece mi hanno portata a fare la gita negli acquitrini e poi mi sono seduta su una roccia a punta nel culo cercando di non guardare la colonia di larve di coleottero (o indicatore biologico) che mi stava sotto.
io la natura la odio, va bene? odio il fango e la sabbia mi fa venire gli eritemi e sulle spiagge sassose mi pinzo sempre le ditine dei piedi e l'acqua melmosa dei fiumi fa un po' schifo, ci sono un sacco di insetti orrendi e poi sudo e divento appiccicaticcia e poi ho sempre il terrore che dai cespugli spunti un pitbull che mi mangia.
comunque a parte questo ieri è stata una bella giornata.
io: - ecco, vede signora, se lei vuole dimagrire qua abbiamo il circuito cardio, con la cyclette, il tapis rulant..insomma, tutte le attività aerobiche che fanno bruciare grassi.
signora: - cardio? ah, ma io non ho problemi di cuore, no no..solo un po' la spina della schiena..
lo faccio perchè me l'ha chiesto lei. e anche perchè a me queste cose via mail non me le ha mai mandate nessuno. sant'antonio mi ha fatto la grazia.
allora.
E poi non passo più niente a nessuno. non vorrei mai abusare di 'sta roba che poi mi trovo sommersa di catene. per vendetta.
che poi c'è questa tua passione un po' nascosta per l'enigmistica.
una specie di tradizione di famiglia. la nonna in primis, con i cumuli di parole crociate sul davanzale del bagno e sui tavolini del salotto e sul tavolo di cucina. a guardare bene ci sarà anche una settimana enigmista del '73, lì in mezzo. o il numero uno della domenica quiz. quando eri piccola ti dilettavi con le barzellette e il ritocco della celebrità di turno in copertina (chi non l'ha mai fatto alzi la mano! stai mentendo!). poi sei passata alla ricerca di parole, poi al cruciverba semplice e poi, da qualche anno a questa parte, diciamo dall'ultimo anno di liceo in poi, veleggi tra ermetici e supersegreti con disinvoltura più ostentata che reale. e trovi le parole crociate semplici compilate a volte da tua cugina quattordicenne. calligrafia tonda e biro cancellabile (tu sei una purista della matita, come ti insegna tuo papà, che a tratti usa mozziconi storici che già solo a tenerli in mano ci vanno anni di allenamento. tua mamma invece vi disgusta con la bic, ma c'è anche da dire che lei è la più brava e non sbaglia quasi mai. non si capisce come cazzo faccia). tua cugina piccola, dicevamo. lei ha la cultura più televisiva. la cugina grande invece sa tutto degli animali. definizioni come "insetto stagionale reperibile solo nell'emisfero australe dalle ali picchiettate di giallo" la riempiono di gioia, perchè lo sa subito. la cugina di mezzo invece esprime il suo estro artistico decorando pagine e pagine con ghirigori gotici. riempire le caselline di parole sembra troppo prosaico al suo spirito artistico. lei preferisce le composizioni surrealiste.
la settimana enigmistica ti piace un casino per le cornici concentriche. vorresti pagine e pagine di cornici concentriche. e questi avaracci te ne mettono una dico una per numero. al massimo due nell'edizione super estiva. e poi c'è il bersaglio. però, se devi scegliere, scegli uno degli innumerevoli tentativi di imitazione della settimana enigmistica, ovvero la domenica quiz. con punte spettacolari per domenica quiz mese. c'è la lotta con tuo padre per chi riuscirà ad accaparrarsi per primo il superermetico. basta anche una definizione a caso, scritta, magari pure sbagliata, e l'esame calligrafico stabilirà a chi appartiene il gioco. è parte della cavalleria enigmistica. non finresti mai il gioco cominciato da un altro.
dopo un po' che sudi su un gioco, ti incazzi. e inizia a chedere a chi ti sta di fianco: "qualcuno sa qual è la regione del nordafrica che comincia per z e finisce per u e ci ha in mezzo g, f e p?". non ammetteresti di aver sbagliato gli incroci neanche sotto tortura.
però il tuo cruccio è non aver mai capito come si fanno i rebus. nè gli anagrammi. quelli non li sai fare. manco morta. e invidi bestialmente i rebus perfetti che tua mamma compila veloce in penna indelebile, un occhio alla playstation e l'altro al sugo che cuoce. così con nonchalance. e tu è inutuile che ci provi ancora. perchè tanto, già si sa, non ce la farai mai.
ero lì in coda su corso siracusa e non si muoveva nessuno. volevo accendermi una sigaretta sulle note di special needs poi ho pensato alla mia salute e mi sono mangiata un daygum protex. in quel momento la fila di sinistra ha avuto un improvviso scorrimento e si è mossa in avanti per fermarsi dieci metri dopo. mi sono trovata con di fianco un autobus giacchino linea verde, il tubo di scarico che espelleva miasmi dritto dritto nel mio finestrino convenientemente tirato giù.
vaffanculo, ho pensato. e mi sono accesa una camel light.
Sui mattoni del capolinea del 36 di rivoli un imperativo troneggia:
UMANITA': RAGIONA!
e tutte le volte che ci passo davanti non posso fare a meno di stupirmi di come una scritta così furba campeggi sullo stesso muro il cui livello medio di letteratura è sancito da epitaffi innneggianti al fatto che maria fa i pompini e carlo è fico by xxx anonima'92.
Sergio ed Elena hanno quattordici anni e stanno insieme da quattro mesi. Me l'ha detto Riccardo l'altra sera in pizzeria con l'aria di quello che è mezzo disgustato e mezzo seccato, ma anche un po' accondiscendente, nei confronti dell'intera faccenda.
Io li ho guardati, sergio ed elena. erano seduti all'angolo dell'immensa tavolata urlante a forma di L e parlavano fitto guardandosi negli occhio. sergio paludato come un metallaro anni 90 con tanto di capello crespo e riccio e maglietta dei manowar. elena coi capelli neri neri e gli occhi truccatissimi e la gonna corta di jeans, con le scarpe nere da ginnastica e il maglioncino che scopriva le spalle all'aria fresca della sera di maggio.
tutti che gridavano e strillavano e loro lì in mezzo a una gara di rutti a guardarsi negli occhi discutendo fitto fitto. poi si sono alzati tutti e sono andati fuori a inseguirsi e a prendersi a calci (i maschi) e a farsi guardare dai ragazzi più grandi e ridacchiare fra loro (le femmine), ma sergio e elena sono rimasti lì seduti al tavolo della pizzeria. discutevano del gruppo (metal) di Sergio, elena non vuole più cantare con loro perchè sono poco seri, arrivano tardi alle prove, non si impegnano. sergio arrossiva e diceva non è vero e lei lo guardava con quella faccia innamorata e severa che ho beccato a volte di sfuggita nello specchio.
che cosa posso dire. mi è venuto in mente che tra dieci anni quei due manco si rivolgeranno la parola, probabilmente. lui forse non avrà più i brufoli ma neanche la cofana di ricci che sicuramente a elena piace tanto. e lei magari avrà imparato a sfumare l'ombretto, ma le mancherà qul misto di innocenza e voglia di sedurre che le faceva scoprire la spalla ancora un po', mentre lui era voltato, per essere più carina quando lui la guardava. o magari invece staranno ancora insieme, io che ne so poi di come si rigira la vita certe volte.
poi si sono alzati e sono andati a sedersi sulla panchina sotto l'albero, un po' lontani dagli altri. non un bacio, nente. solo tutte quelle parole tra di loro e quagli sguardoni che se ci penso io all'ultima volta che qualcuno mi ha guardata così mi viene l'ansia.
e lui aveva lasciato la giacca di jeans sullo schienale della sedia, io l'ho vista, ma non gliel'ho portata. l'ho appoggiata lì, sotto un lampione, sulla strada del ritorno, e gli ho fatto un segno.
ci sono universi lontani, laggiù a pochi metri, e noi vecchiette sentimentali è meglio che non ci mettiamo piede.
quando ti svegli una mattina di sole. armi e bagagli e a mezzogiorno ti imbarchi in macchina col captain e guidi lungo corso francia dietro ai vecchi col cappello che sfoderano l'auto di domenica mattina.
c'è gente che oggi va ai cortei, mica cazzi. tu invece vai a casa di mycos e speri di ricordarti ancora la strada dopo quattro anni.
va tutto bene e te la ricordi.
mentre l'autoradio spara fuori
Do you remember the time I knew a Girl From Mars?
I don't know if you knew that.
al capt. la via dove abita mycos ricorda la strada di vallecrosia che portava al mare. a te invece ricorda il liceo e determinate cene che dopo si andava a ballare all'hiroshima, ed era proprio questo periodo dell'anno. c'è ancora lo stesso cancello con crome e semicrome e chiavi di violino in ferrobattuto.
e c'è il labrador con gli occhioni che implora carne alla griglia e c'è giulia con cui rinvangare la gita a praga.
c'è il prato in technicolor e quella ragazza mezza inglese che ti dice, secondo me a londra avresti molte più opportunità, e se non lo sa lei che ci ha studiato e che è mezza britannica, cazzo. anche se poi ti dice guarda che secondo me a noi italiani mancano le cose stupide, come la mozzarella e la bresaola e il verduriere sotto casa. però lì è bello, c'è tutto, io non so se tornarci, il mio ragazzo abita là, ho tanti amici, ma noi siamo abituati bene, in un'ora siamo al mare, e tu pensi, figurati, possiamo addirittura illuderci che sia là in fondo alla strada.
che poi il mare è qualcosa che ce l'hai dentro. è solo grazie a questa roba che baricco ha fatto successo, oceano mare e quelle balle lì, al liceo ne trascrivevate brani su brani sui vostri diari. in una pagina c'erano le fobie di elisewin e nell'altra un cazzone gigante disegnato male per due risate imbecilli durante quelle ore pallose di storia con chilometri di pellicola sullo sterminio nei campi.
e poi succede in fretta, il sole prima ce l'avevi sulla testa e adesso ha fatto il giro e ti tocca sulla spalla, poi scompare dietro alla casetta in cui c'è il bambino che strillava perchè si è piantato una spina di legno nel culo e claudio con pazienza, chiamato dal genitore, è andato a estrargliela.
così verso le otto fai il giro inverso, e potresti anche sbucare in riva al mare ligure, e invece no, è corso francia.
e l'autoradio dice
Surging through the darkness over the moonlight strand,
Electricity in the air.
Twisting all through the night on the terrace,
Now that summer's here.
I know you are almost in love with me,
I can see it in your eyes.
Strange light shimmering over the sea tonight,
And it almost blows my mind
And as I look to the stars