giovedì, 23 giugno 2005

boy band

ieri sono tornata a casa da lavoro e poi non ce l'ho più fatta a fare altro. mentre in alcuni luoghi di torino la gente si sparava (maronna che brutta storia), lo shopping imperversava, c'erano forse alcuni coraggiosi che facevano sport, insomma, l'attività ferveva tutto intorno, io stavo spiacciacata sul divano tipo caramella gommosa masticata. ogni tanto trasbordavo sul pavimento che, essendo marmo, è fresco. intanto leggevo un libro idiota e divertente (della collana Red Dress Ink, i preferiti dalla donne quando non se la sentono di impegnarsi i neuroni in attività culturali, tipo in spiaggia) e guardavo mtv.

e ad un tratto ho capito una cosa.

[..suspance!!]

dài, è una cazzata.

ho capito che ormai i green day sono una boy band.

immagino che se qualcuno glielo dicesse si innervosirebbero, e infatti, poracci, non è mica colpa loro.

loro sono più di dieci anni che fanno la loro musica in maniera onesta, poi negli anni novanta, dopo il boom di dookie, c'è stata questa specie di anatema per cui gli sboroni punkettoni dovevano fare quelli che loro i green day li schifavano perchè erano commerciali e bisognava ascoltare solo i dead kennedys. a me piacevano nel 1994 e mi piacciono adesso. e non mi sembra che siano cambiati troppo.

però quando leggi su mtv playground i messaggi di ragazzine che si firmano armstrong92XXX oppure tretvtttb4ever, non puoi fare a meno di realizzarlo.

com'è che è successo?

tra un po' alle elementari le bambine si appenderanno in camera il poster di lemmy dei motorhead con tanto di cuoricini. basta che gli mettano un po' di matita sotto gli occhi e inizino a passarlo a trl.


postato da: JessicaBenton alle ore 15:37 | link | commenti (8)
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venerdì, 10 giugno 2005

momento di alta commozione

lettera ai "miei" ragazzi del lab di teatro..

Le cose più difficili da dire sono poi anche le più importanti.
Siamo arrivati alla fine di un viaggio durato sei mesi. Passo dopo passo, siamo arrivati a quel palco. Abbiamo bagnato la punta dei piedi in quel mare. L’acqua è forse un po’ fredda, ma si può fare.
Vorrei che sapeste che sono fiera di voi: perché tutto quello che è venuto fuori, tutto quello che è bello, prezioso, indimenticabile e divertente, è qualcosa che avete fatto voi, non io. È qualcosa che era dentro di voi e aspettava solo di uscire. E l’avete offerto al mondo, a questo pezzo di mondo in cui vivete, attraverso impegno e gioco. Tra lacrime e risate e momenti in cui forse avete pensato che non ce l’avreste fatta, ma sono orgogliosa di poter vedere che invece ce l’avete fatta, eccome.
E spero che abbiate capito che potete farcela sempre, su un palco o nella vita, se davvero lo volete.
Se vi troverete davanti ad un muro, sappiate che pezzo per pezzo i muri si abbattono; e quando immaginate qualcosa, e vedete un’immagine davanti agli occhi, cercate di tenerla sempre presente, non dimenticatela. L’unico augurio che posso farvi è di cercare di assomigliare a quell’idea che avete sognato per voi stessi. Non c’è un altro modo, non c’è niente e nessuno che abbia il diritto di dirvi come dovete essere. Voi siete voi stessi e siete meravigliosi. Non permettete a nessuno di farvi credere il contrario, mai.
E poi, se volete, tornate a dirmelo. Raccontatemi quello che siete diventati.
Parlate forte, ragazzi. Fatevi sentire. Non dubitate della validità di quello che avete da dire.
E divertitevi.
Vi abbraccio forte.


“la vita cercherà di cambiarvi, scuote forte l’ampolla e vi spinge uno contro l’altro, luccioline, e dovrete lottare perché la vostra amicizia e ricchezza e fratellanza non si disperdano, imparate dal dolore, non temete che vi abbracci e vi contagi, portate questo senno a Elianto e ditegli che la luna verrà a visitarlo ogni volta che vorrà, ditegli di continuare a sognare, ditegli di resistere. Che non dimentichi nessuna delle storie che ha inventato, dei personaggi che ritaglia nella mia ombra, delle città che vede in delirio, dei mostri e dei prodigi, tutto ciò che è stato mortificato è risorto, e ora traspare luminoso non per andare in paradiso, ma per restare qui tra noi, qui in poche gocce è il miracolo, sul barcollante pianeta, e tutti e otto i mondi dentro a una camera e su quel muro, e nello sguardo di Elianto e nei labirinti del suo male, e tutto ciò che hai immaginato un giorno ti guarirà e tutto ciò che è vero un giorno ti apparirà..”

Elianto – Stefano Benni


postato da: JessicaBenton alle ore 18:30 | link | commenti (5)
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lunedì, 06 giugno 2005

oh shut up you're only sixteen..

dove si va a scuola di diplomazia? dove ti insegnano a non arrabbiarti?

il punto è che io me la prendo sempre un casino, per le cose. e invece mi dovrei rilassare.

domani sera però vado a vedere vasco e vaffanculo a tutti. vado proprio a fare la tamarra e a cantare a squarciagola lalalalala fammi godere.

e in culo ai puristi della musica e del siamo tutti alternativi e vasco a noi ci fa cagare. non capite un cazzo di niente, stronzi.


postato da: JessicaBenton alle ore 19:33 | link | commenti (9)
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venerdì, 03 giugno 2005

easy

non si può essere sempre seri nella vita. parola d'ordine per oggi è galleggiare. sulle cose e sulle situazioni.

lo so, lo so, sei peggio di mia madre...non è che io di solito sia molto seria. ma oggi ancora di meno, va bene? ce la fai ad accettarlo senza farti venire un coccolone?

e forse, sì, forse sì, mi compro un altro paio di scarpe, e anche un altro paio di jeans a tre quarti, e allora, cazzo te ne frega, non li paghiamo nè io nè tu, viviamo a scrocco. goditela.

che poi magari non  me le compro. ma mi piace pensare a quale paio potrei scegliere. e quando potrei metterle.

adesso taci e stai allegra.

a volte la vita non puoi fare altro che viverla.


postato da: JessicaBenton alle ore 14:29 | link | commenti (8)
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