lunedì, 23 ottobre 2006

Io e la moda

ci sarà un motivo se alla fine della fiera le mode più che seguirle le stravolgo.

e, no, non è più la stessa cosa che mi portava  verso il kinderwhore quando avevo 15 anni. quella era più una cosa adolescenziale del tipo "io sono troppo contro la società".

in raltà io mi vesto così per puro istinto di sopravvivenza. perchè se dovessi seguire davvero la moda, non potrei permettermelo mai.

procediamo per pratici esempi.

me vs i pantaloni baggie girofiga e la maglietta corta: diciamo che se almeno fossi incinta avrei un valido motivo per sfoggiare la pancia, altrimenti no. il problema è che così agghindata potrei far venire il dubbio.

me vs il jeans skinny e lo stivale al ginocchio: allora, sono giunta alla conclusione che i jeans skinny ti stanno bene davvero solo se hai i fianchi e le caviglie della stessa larghezza (tipo kate moss). se no, fai schifo. rassegnati. io, nello specifico, utilizzerò questo tipo di abbigliamento solo se e quando verrò chiamata a interpretare Robin Hood un uomo in calzamaglia in un carro allegorico di qualche tipo. altrimenti, scordatevelo.

me vs i tessuti elasticizzati: avete mai provato a mettere un elastico intorno ad una creme caramel?

me vs il bermuda: a parte che secondo me il bermuda è in generale quanto di più orrendo tu possa scegliere di indossare, è il classico capo nato per mortificarti (sempre presuppponendo che tu appartenga al mondo dei normali, non ti chiami Gisele o Naomi, e se pesi meno di 45 chili è perchè sei alta meno di 1.55): se hai la pancia piatta ma i fianchi larghi sembra che tu abbia addosso un pannolone (grazie alle pratiche pences), in compenso se poco poco hai la pancia sembri una turista tedesca di anni 75, ti ammazza la lunghezza della gamba e ti moltiplica per mille il girocoscia e oltretutto vabbè che quest'anno l'abbiamo promosso a capo jolly dell'estate, ma alla fine della fiera quando cazzo ti serve il bermuda, a meno che tu non stia partendo per un'escursione guidata delle isole fiji?

me vs il pantaloncino da sera con il tacco a spillo: posto che il pantaloncino da sera è comunque cugino del bermuda e a nulla è valso il suo camuffarsi con tessuti preziosi arricchendosi di dettagli-moda, quindi mi fa schifo a prescindere, in ogni caso mai e poi mai vorrei fare la fine di quel povero manipolo di italiote rotondette che quest'estate sfoggiavano prosciutti da competizione romagnola convinte che "tanto il tacco slancia": sì, vabbè, il tacco slancia così come il nero snellisce, ma un boiler nero resta sempre un boiler e non sarà mai scambiato per un mini-thermos monoporzione, indipercui, se le nostre cosce sono diciamo saldi pilastri leopardati di simpatica cellulite, l'effetto-tacco a spillo metterà solo in risalto quanto sia piccolo il nostro trentasette di piede sotto 'sto popò di cosciona da sedici chili che ci portiamo appresso. quindi, ragazze, ricordatevelo: è vero che il tacco slancia, ma i miracoli li fa solo gesù bambino.

me vs lo stile hippie-figliadeifiò: perchè spendere soldi nei negozi aristofreak quando potrei ottenere lo stesso effetto-mongolfiera andando in giro avvolta nel copriletto?

me vs la minigonna: qua ci va un distinguo, perchè ammetto di possedere una goinna un po' corta, diciamo una spanna sopra il ginocchio. ma quelle minigonne tipo fascia per i capelli, magari in denim delavè? tralasciando l'effetto culone autostrada, per cui potreste tranquillamente proiettare un film per un'intera scuola elementare usando come schermo il mio posteriore, comunque non mi sembra il caso di esibire ad oltranza le mie gambe da ex cavallerizza. i polpacci muscolosi stanno bene solo se siamo in undici e stiamo correndo in un campo da calcio.

me vs le parigine: questo è un trauma perchè comunque se da piccola guardavi non è la rai le parigine la hai desiderate almeno un po'. ma perdere la gamba dal ginocchio in giù per colpa di un  laccio emostatico è un prezzo che onestamente non me la sento di pagare.

 


postato da: JessicaBenton alle ore 15:23 | link | commenti (6)
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mercoledì, 11 ottobre 2006

la dolcezza dell'autunno

vorrei cogliere la dolcezza dell'autunno anzichè sentirne solo il freddo.

perchè io ho sempre amato più di tutto la primavera, ma vorrei diventare quel tipo di persona che riesce a non perdersi quando il cielo diventa buio prima.

e sono tanto tanto stanca e vivo questi giorni come se non fossero, ma basta un angolo di una strada e penso a come piangevo allora, o come ridevo, e quanto tempo è passato. e forse questa sarà la dolcezza di quest'autunno.

una persona che ho conosciuto pochissimo è volata via con tutta la sua vita addosso, e di lui ricorderò proprio la dolcezza, gli occhi chiari, che parlavano delle parole che lui non riusciva più a dire. di lui ricorderò i ricordi di chi con lui è cresciuto.

e se non si può parlare di dolore si parla di malinconia, di quel sapore che senti in gola e non vuoi buttare fuori come se fosse qualcosa di cui ti vergogni, e fra cento anni nessuno saprà più niente di noi, ma non è quello che ti spaventa. quello che fa paura è che quando le persone se ne vanno non resta più niente per parlarci insieme, ed è tutto un agglomerato di cose che sono andate perdute, di libri che avrebbero amato e canzoni che non erano ancora state scritte, e attimi della tua vita e gioie che sarebbe stato bello condividere. poi fra cento anni nessuno saprà più niente di noi, ma quanta possibile felicità è andata perduta.

ma quanta felicità è ancora possibile del resto, finchè puoi dare e prendere calore e costruire un mondo sotto una coperta, e prendere in giro le piccole miserie e le grandi stupidità e farti scivolare addosso la cattiveria che non ti meriti, finchè puoi camminare lungo una strada e il pensare a qualcuno ti versa vino rosso bollente nel cuore, e ti fa sorridere, e hai ancora una cosa da fare quest'autunno, impararne la dolcezza. qualunque essa sia.


postato da: JessicaBenton alle ore 20:21 | link | commenti (4)
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lunedì, 09 ottobre 2006

some days are just nice

poi ci sono i giorni carini.

non lavori, per la prima volta da otto giorni. e neanche mr MetàDellaMela lavora (anche se questo lo scoprirete solo un po' tardi).

c'è il sole e il naso cola un po' meno del solito.

basta un giro qua a là e fare gli scemi in metro e bere un green tea natipuri come se foste ancora in vacanza a Londra.

e scopri che quando non devi essere gentile per forza con le persone, è molro più facile esserlo, e che comunque sempre quando vedrai qualcosa che ti piace non smetterai di volerlo, ma a volte ce la fai a non comprarlo. a volte.

e quindi ecco la wishlist:

  1. telefono di hello kitty
  2. decolletes taccate di paillettes che hanno da mauro (ma il modello original che per la prima volta ti ha fatta sospirare dalle pagine di flair è rossella tarabini per blumarine)
  3. felpona viola molto tempo delle mele di casanita
  4. piumino nero forse e-blood che è perfetto perchè è lungo ma non troppo e non è lucido e ha il cappuccio. solo che come cazzo fai a comprarti il piumino già il 9 ottobre? eppure me ne pentirò perchè di sicuro il 9 novembre l'avranno venduto a un'altra fortunella previdente.

postato da: JessicaBenton alle ore 18:37 | link | commenti (3)
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giovedì, 05 ottobre 2006

she gets so sick of trying

e insomma, signora. se va a comprare i libri da auchan va anche bene, ma proprio a me in negozio deve venirlo a raccontare?

poi ho comprato il cellulare al captain ma non funziona, nel senso che fa tutte le stronzate inuitili per cui sono predisposti i cellulari moderni ma guardacaso non funziona l'audio. il vivavoce sì l'audio no. che stronza cosa.

poi ho la febbre. da due giorni. due giorni di negozio e stronzate con la febbre. basta, furio. non ce la faccio più.

a volte proprio non vale la pena. e non so che aggiungere a questa trita constatazione.


postato da: JessicaBenton alle ore 20:43 | link | commenti (5)
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