devo fare degli ordini. devo lavare il pavimento. devo farmi passare il cattivo umore.
devo immaginare, devo credere, devo esistere, devo rispondere.
devo lasciar passare questo tempo finchè non sarà di nuovo primavera...
aspetta primavera, benton.
devo dirmi tutti i giorni che sarà servito a qualcosa. che tutto quello che faccio ha un senso..anche se questa situazione un senso non ce l'ha! oh vasco vasco.
poi si può ridere, si può parlare. si possono fumare sigarette sedute sulla poltrona a sacco di alina e sentirsi dire no, non mi sembri schizofrenica..beh oddio..forse sì un po' sì...va beh dai ma per te è normale essere schizofrenica...
si possono mangiare fantasmini di cioccolato, indossare mutande a righe rosa e nere, comprare pinzette rosa glitterate e ombrelli con il bordino di pizzo e sentirsi dire che sono trash. si può cercare di essere identiche a the artist formerly known as la benton.
si possono avere unghie rosse come cuori infranti. long island da condividere con certa gente che fa foto e suona chitarre e dice che il melograno è il frutto di satana. e ti propone di rubarne due per poi fotografarti con i melograni tenuti su come tette. e tu non lo fai ma un po' ti dispiace. c'è stato un tempo in cui.
e domani sera tutti [ma tutti chi?] allo spazio 211 e tu stai ultimando il tuo costume da halloween che non vi dico cos'è, perchè dovete venire a vederlo. tu e il tuo degno compare che si veste da...
la notte è lunga se non hai sonno.
è in momenti come questi che vorresti avere una bella storia da raccontare. da raccontarti, per poi dormire. una storia un po' vera e un po' finta. che non faccia male da nessuna parte.
che racconti di un prato in discesa con erba alta mossa dal vento, un plaid trash anni 80 che era da un lato a fantasia tartan e dall'altro leopardato. esiste ancora. forse potrei avvilupparmici e poi farmi tutta una serie di autoscatti myspace.
che racconti di te su questo prato, e dovevi essere ancora piccolissima, perchè è di quando facevi mesi e mesi di vacanza sola con tua mamma, e questo non è più successo, dopo i tuoi primi anni di vita.
oppure potresti raccontare di leo, che è stato il tuo quasi-fratello per un'estate. leo con la famiglia un po' sfasciata, leo dai capalli rossi con cui facevate il bagno e litigavate perchè c'era la cassetta che su un lato aveva inciso iridella e i mangiacolori e sull'altro la storia di big jim, e tu volevi sempre e solo sentire iridella e lui sempre e solo big jim.
leo con cui passavi ore sotto il tavolo a fare finta, a inventare chissà che mondi, chissà chestorie magiche, tra i piedi degli adulti che ogni tanto si chinavano e chiedevano tutto bene laggiù?
e tua mamma aveva chiesto l'affidamento, e suo papà era d'accordo, ma poi un giorno è venuta sua mamma a prenderlo a scuola a metà mattina e tu non l'hai visto mai più, e non hai mai più saputo nhulla di lui.
non c'è una storia senza cicatrici, quaggiù?
ma in realtà a me piacicono le cicatrici. io una persona senza cicatrici non la sopporterei. sono le cose che ti rendono un pezzo unico.
tu ne hai una in mezzo alla fronte di quando ti sei spaccata la testa contro un vaso sul terrazzo della nonna. e bubu ti aveva detto che non era una semplice cicatrice. era il bacio magico della strega buona del nord.
and wash all this scum off the streets
stanno girando l'ennesimo inutile spot su questa piazza così pittoresca. e piove. io scopro cose che avrei preferito non scoprire. e mi dispiace. davvero. perchè fino all'ultimo mi sarebbe piaciuto sbagliarmi.
qualcuno sa di che cosa sto parlando, vero?
che ci sono angosce e tristezze che semplicemente non puoi condividere con nessuno.
piccole mani ghiacciate che ti toccano il cuore con nonchalance nei momenti meno adatti.
sono cose tue, anche se non ci tieni particolarmente. e le abbiamo tutti. non ti credere.
rabbia, malinconia, e sei già stata qui, e poi te ne andrai di nuovo, anche se sai che ci tornerai.
se poi a tutto questo aggiungi il fatto che ascolti l'unplugged dei nirvana mentre pulisci camera tua, beh, allora vuol proprio dire che te le cerchi.
ed è così che arriva in bicicletta col vigore dei suoi 16 anni e io gli dico bravo hai tagliato eh...
e lui mi dice no ma ieri sono stato male veramente.
ah bom bom.
e poi inizia a raccontare di questo suo weekend ad alto tasso alcolico. e minchia tazze di vodka popcorn e sbocco per terra, e sembrava le avessero inventate loro queste amenità, e io mi sono commossa. giuro. mi sono proprio commossa perchè ho visto quanto poco cambiano certe cose e quanto sono irrimediabilmente lontane.
e ho pensato che quando avrò una figlia me ne andrò via nei weekend e poi pulirò il bagno fingendo di non vedere le tracce che sono rimaste. e crederò a tutto quello che vorrà raccontarmi. e non le annuserò l'alito, perchè probabilmente non ne avrò bisogno.
hai capito, figlia? un giorno questo blog lo potrai usare contro di me.
basta che faccia ridere e poi finisca bene
non mi piace il cinema europeo
è troppo poco commerciale
i miei genitori non mi capiscono
mio papà mi dice che cazzo
mi spezzo la schiena per farti studiare
e tu finisci a fare questo lavoro di merda?